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Paracadutismo
Continua da pagina 1
Successivamente la passione vi porterà ad acquistare l’attrezzatura
più adatta alle vostre esigenze: esistono molti paracadute sul mercato con velature di dimensioni diverse,
porose o meno, altimetri acustici o luminosi, tagliafuni, Cypress (vedi più avanti) ecc.
Normalmente si raggiunge una quota di 4.000 metri che assicura una caduta libera di
circa 60 secondi fino alla quota di apertura a 1.000 metri.
Una volta aperta la vela e sbloccati i comandi ci si dirige verso la zona di atterraggio e,
controvento, si procede alla manovra.
Non occorre essere dei Rambo: sia uomini sia donne praticano lo skydiving, ragazzi (maggiorenni) e
persone mature (ho conosciuto un signore che si lanciava ancora a 78 anni, col passo incerto e pesante a terra,
ma agile come un fringuello in cielo).
Non indugiate, non è niente di impossibile.
Se non ci si vuole impegnare in un corso vero e proprio, è possibile fare questa esperienza da passeggeri,
in un lancio tandem, imbracati ad un istruttore esperto per provare l’ebbrezza della caduta libera, con tanto
di filmato da mostrare un giorno ai nipotini.
So a cosa state pensando…
Il limite più grande per questo sport è il numero ridotto di partecipanti, dovuto al pregiudizio che lo circonda:
la sua pericolosità (non a caso si parla di sport estremo).
Infatti la domanda più frequente è sempre quella: “…e se non si apre…?!” Si potrebbe rispondere:
“e se mi cade un pezzo di cornicione in testa?!”, oppure, “e se scivolo dalle scale?!”
Certamente occorre avere la testa sulle spalle: se avete il raffreddore non vi sarà consentito di saltare,
così come se siete dei “fuori di testa” o degli “sballoni” (anche perché lo “sballo” è già compreso nel prezzo!).
La verità è che fare skydiving è un’attività meno pericolosa di una volta, quando i paracadute erano ancora
sperimentali e la tecnologia non supportava le necessità di sicurezza. Oggi è uno sport all’avanguardia,
sia per quanto riguarda i materiali che per i congegni di emergenza.
Il paracadute si apre in sostanza sempre, magari potrebbe avere un malfunzionamento che necessita
lo sgancio della vela principale, con conseguente apertura di quella d’emergenza, ma stiamo sempre parlando di casi limite.
Un altro elemento di sicurezza è dovuto al fatto che solo il ripiegamento
della vela principale è affidato a ciascun paracadutista,
mentre quella di emergenza deve essere obbligatoriamente ripiegata al massimo ogni quattro mesi,
anche nel caso in cui non sia stata azionata, da un ripiegatore regolarmente registrato e autorizzato.
Inoltre il paracadute è dotato di una Cypress (obbligatoria per gli allievi ma vivamente consigliata anche
ai titolari di licenza): si tratta di un congegno molto complicato che, ad una determinata quota,
se si sorpassa una data velocità di caduta, provvede all’apertura della vela se per esempio si è
in stato d’incoscienza, o si è persa cognizione della quota, indipendentemente dalla volontà del paracadutista.
In definitiva, statistiche alla mano, fare skydiving è meno rischioso che fare alpinismo,
parapendio, immersioni subacquee o semplicemente mettersi alla guida di un’auto
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Pierfilippo Addis
Foto di Gianni Marras
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